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Ci siamo quasi

Ci siamo quasi. Ancora due settimane e domenica 28 gennaio attorno a mezzanotte per Speciale Tg1 andrà in onda Natura nel piatto, il sequel di Veleni nel piatto il reportage che nel 2016 parlando di ciò che troviamo in prodotti e pietanze in vendita sugli scaffali dei supermercati fece molto discutere. Stavolta al centro di questa mia ultima inchiesta non saranno nè le analisi nè le denunce di esperti di alimentazione ma un gruppo di contadini che si è buttato a capofitto nell’agricoltura naturale, un modo di coltivare che va ben oltre i disciplinari biologici, dimostrando che si può tornare a produrre e a fare profitto senza avvelenare lo strato fertile dei nostri terreni. Parleremo del riso coltivato nel vercellese con la policoltura Ma.Pi, della filiera dei grani antichi che crescono senza chimica, di arance, olio e mucche coltivate e allevate con metodo biologico e infine del vino naturale e biodinamico, l’ultima frontiera in fatto di produzioni agricole che cercano di fare a meno della chimica.

 

VELENI NEL PIATTO – SPECIALE TG1 17 GENNAIO 2016 HD from alessandro gaeta on Vimeo.

 

Arcimboldo lo capì 300 anni prima di Ludwig Feuerbach

Il messaggio che mi piacerebbe ribadire attraverso Natura nel piatto, il mio ultimo reportage per Speciale TG1 che andrà in onda domenica 28 gennaio prima di mezzanotte, è che noi siamo quel che mangiamo. Com’è noto il concetto è del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach che lo elaborò nell’Ottocento. Tuttavia il pittore milanese Arcimboldo lo rappresentò in maniera visuale ben tre secoli prima.

Per questo ho scelto i quadri del naturalista milanese come introduzione al reportage, perché più di tante parole ci ricordano che essendo fatti da ciò che mangiamo è molto importante fare attenzione a quello che mettiamo nel piatto.

Sembrerà banale ma poiché i cibi sono mattoni e calce del nostro organismo se ingeriamo cose buone non solo saremo in buona salute ma probabilmente saremo anche di buon carattere. Viceversa se ingeriamo cose che ci fanno del male prima o poi ne pagheremo le conseguenze.

Il primo ad aver avuto queste intuizioni è stato Ippocrate che ben 400 anni prima di Cristo scrisse: “Fa che il Cibo sia la tua Medicina e che la Medicina sia il tuo Cibo” .

I principi elaborati dal medico greco sono stati seguiti e rispettati per più di duemila anni poi dopo la Seconda Guerra Mondiale, abbiamo cominciato a versare chimica nei campi e pian piano tutto si è guastato.

Si è rovinata la nostra salute ed è iniziata la crisi della piccola agricoltura che anche adesso che siamo nel terzo millennio nutre il mondo ben più di quella intensiva.

Il motivo è molto semplice: agrofarmaci e sementi vendute dall’industria sono solo apparentemente vantaggiose per chi le usa, in realtà sono solo molto più costose delle tecniche agronomiche, in molti casi empiriche, che hanno accompagnato nei millenni l’evoluzione dell’uomo.

Quindi la maggior produzione comporta anche una maggior spesa e dunque tornare indietro con lo sguardo al passato e cioè all’agricoltura dei nostri nonni oltre a farci bene la salute farebbe bene alla tasca e farebbe bene alla nostra agricoltura.