La filiera dei grani antichi ha il vento in poppa

La filiera dei grani antichi ha il vento in poppa

Il reportage Natura nel piatto (andrà in onda domenica 28 gennaio 2018 su Raiuno attorno a mezzanotte) è stato girato in larga parte in Sicilia tra le province di Siracusa e Ragusa dove attorno alla coltivazione dei grani antichi sta prendendo forma un interessante filiera agro-alimentare. Tutto parte dall’iniziativa di Giorgio Minardo, un ingegnere informatico che ha lasciato l’azienda che aveva fondato a Torino per aprire un pastificio a Modica. Una produzione basata su un obbiettivo: quello di riportare al centro della nostra alimentazione grani di qualità per fronteggiare la diffusione sempre più vorticosa di forme più o meno gravi di intolleranza dovute al glutine rinforzato contenuto nei grani modificati in laboratorio. La crescente attenzione dei consumatori per un’alimentazione sana e corretta ha nel giro di pochi anni fatto esplodere la domanda, al punto che Minardo già molto impegnato con la gestione dell’azienda e con l’associazione Un Punto Macrobiotico di cui è un grande sostenitore, si è dovuto rimboccare le maniche e mettersi a fare il cercatore di grano antico. Ecco come la pensa Minardo

Tra i primi ad accorgersi che la filiera dei grani antichi avrebbe potuto portare molto lontano è stato Gianni Alfano, proprietario del Molino della Contea, una “fabbrica” della farina che risale all’Ottocento la cui caratteristica principale sono i silos in pietra che fanno anche da piloni che sorreggono il fabbricato.

Queste strutture hanno il vantaggio di conservare il grano senza sbalzi di temperatura e di umidità. Soprattutto quest’ultima è una delle cause principali della formazione delle aflatossine, le cosidette muffe del grano che si formano quando è mal conservato e durante i lunghi viaggi in nave che i grani moderni fanno per arrivare in Italia da Australia, Canada e Crimea.

Non si tratta di un dettaglio di poco conto perché le aflatossine sono state inserite dallo Iarc, l’Istituto per la ricerca sul cancro derivazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella lista delle sostanze cancerogene. Sentite come la pensa Gianni Alfano a proposito del glutine rinforzato dei grani moderni

La voce gira e il grano Russello, varietà originaria della provincia di Ragusa, si moltiplica di terreno in terreno.  E dopo anni di polemiche e battaglie l’Europa si convince che anche gli agricoltori che seminano i grani antichi hanno diritto -nonostante le resistenze della lobby agro-alimentare- a percepire i sostegni comunitari. Ad alimentare il passa-parola sulla digeribilità dei grani antichi hanno contribuito soprattutto i fornai che li adoperano e che incontrando giorno per giorno i loro clienti sono riusciti a convincerli che nel cibo la qualità è importante, soprattutto per la salute. Tra questi fornai attenti alla qualità degli ingredienti ecco Enzo Fratantonio che tra Modica e Ispica, dopo aver appeso al chiodo la toga d’avvocato, ha aperto un forno e due negozi dove utilizza il grano dei suoi campi e brucia il cippato dei suoi alberi. Si può dire che se avesse un mulino tutto suo (essendo il forno all’ingresso dell’azienda) produce pane a…. centimetro zero

I grani antichi hanno due vantaggi, entrambi legati alla loro altezza. A differenza di quelli moderni che sono stati “nanizzati” in laboratorio per non creare problemi alle macchine agricole, non hanno bisogno di diserbanti ( Glifosato in primis ) perchè superano in altezza le erbe infestanti. E producono ottima paglia da foraggio, buona per nutrire gli animali in maniera naturale e a costo zero. Sentite che dice Ignazio Giannone che ha una bella mandria di vacche modicane in purezza, una razza autoctona che resiste bene al caldo e a cui piace molto la paglia del Russello

Vincenzo Carpenzano che ha una bella azienda ad Ispica (RG) ha sposato su iniziativa del pastaio Giorgio Minardo la filosofia dei grani antichi con il preciso scopo di risollevare le sorti dell’azienda di famiglia. A differenza di Giannone diversi anni fa comprarono le vacche frisone, una razza originaria dell’Olanda che produce molto latte. A vedere le difficoltà che l’azienda patisce con animali non abituati al clima della provincia si può dire che furono mal consigliati. Adesso Vincenzo sta cercando di attuare una conversione di animali e colture. Ha iniziato seminando Russello non solo perchè è diventato un convinto sostenitore dell’agricoltura senza chimica ma perchè non avendo bisogno di diserbante consente di risparmiare centinaia di euro per ettaro. Vincenzo Carpenzano ci ricorda una pratica da tenere bene a mente: per fare in fretta i grandi produttori utilizzano il glifosato non solo per diserbare ma anche per velocizzare la maturazione del grano

Anche l’olio è parte della filiera. Rispetto alla Puglia dove l’abitudine di tenere puliti gli uliveti ha inquinato di glifosato i terreni di molte aziende convenzionali, in provincia di Ragusa il grano si coltiva dappertutto. Anche sotto gli ulivi. Una policoltura che restituisce ad Emanuele Novello che sulle colline di Modica ha rilanciato l’azienda del nonno un olio eccezionale. La sua è una fattoria che ha chiuso il cerchio perchè le olive le spreme con il frantoio aziendale che sorge a pche decine di metri dagli ulivi, gli scarti della molitura finiscono nei campi cme cncime mentre le capre e gli altri animali mangiano la paglia del Russello. In buona sostanza l’azienda di Emanuele ha bisogno solo del gasolio perchè l’energia elettrica arriva dal sole. E poi Emiliano utilizza un’energia nascosta: l’amore per il lavoro

Natura nel piatto si configura anche come un viaggio all’interno di un menù ideale. E dunque nel capitolo del reportage girato tra Ragusa e Siracusa non poteva mancare un produttore di frutta. Per questo, ai margini delle monocolture orticole che sono sorte come funghi dopo il boom del pomodorino di Pachino, ho visitato nel territorio del comune di Noto (SR) l’azienda di Michele Modica, un agricoltore che nella sua prima vita faceva il medico. Proprio per aver toccato con mano quanto la cattiva alimentazione fosse ormai diventata causa di malattie, ha sposato in pieno la filosofia dell’agricoltura naturale. Con l’aiuto della moglie Teresa e di una coppia di indiani produce arance (e non solo) senza nè pesticidi nè diserbanti e soprattutto senza conservanti. Si tratta, associati alla cera che viene sparsa sulla buccia, di prodotti che fanno male alla salute anche a bassi dosaggi e che sarebbe meglio evitare diffidando degli agrumi che appaiono lucidi. Attorno all’agrumeto e in mezzo a mandorli e ulivi fa crescere un grano di varietà diversa dal Russello, la Timilia con cui fa fare dal pastificio di Giorgio Minardo un’ottima pasta. Naturalmente l’agricoltore che una volta faceva il medico non può che consigliare frutta di stagione

Il nostro viaggio di presentazione dei protagonisti di questa piccola ma efficace filiera che opera tra Ragusa e Siracusa finisce qui. Per vedere il lavoro finito e sentire dalla viva voce di questi imprenditori che a fare agricoltura naturale non solo si fanno buoni prodotti ma si produce anche reddito appuntamento a domenica 28 gennaio 2018 su Raiuno attorno a mezzanotte.

 

 

 

 

 

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