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Il vino naturale questo sconosciuto. Speriamo ancora per poco

Per capire cosa vuol dire vino naturale la cosa migliore da fare è andare in una buona enoteca e comprarne un paio di bottiglie da bere a casa con calma. Con un’accortezza: tappatevi le orecchie e non ascoltate le lamentele di tanti presunti esperti abituati ai gusti standardizzati.  Scoprirete vini bianchi che si presentano in maniera molto diversa: li troverete più o meno torbidi. E questo non è un male. Tutt’altro. La fermentazione è un processo impetuoso di un liquido ricco di fibre frutto della spremitura dell’uva e i vini che non subiscono processi di chiarificazione (magari con il PVPP che è un polimero idrosolubile) quando arrivano in bottiglia non sono affatto trasparenti. Come il Torbolino che ancora si serve in qualche osteria di Venezia.  Altra particolarità. Vi accorgerete che man mano che prendono aria questi vini cambiano, si aprono. E infine, se vi doveste far prendere la mano, a fine bottiglia vi sentirete sobri, tutt’al più vivaci. Non solo. Chi ha sempre evitato di bere vino bianco perchè anche un solo bicchiere gli faceva scoppiare un gran mal di testa scoprirà che questo effetto collaterale non dipende dal vino in sé ma probabilmente dalla gran quantità di sostanze estranee che gli enologi sono abituati a schiaffarci dentro.

Insomma sono vini molto diversi da quelli ai quali siamo abituati. Ai quali il mercato ci ha abituati. Purtroppo quel liquido prezioso che accompagna l’evoluzione dell’uomo da millenni, che ha influenzato la storie e le religioni  lo abbiamo ridotto in larga misura ad una commodity. Per ragioni di mercato e per ottenere un prodotto che non dia sorprese e che non sia troppo diverso dalle annate precedenti e non deluda la clientela internazionale che di vino capisce ben poco, molte cantine hanno  lasciato mano libera agli  agronomi prima e agli enologi poi. E invece per Stefano Bellotti che ho intervistato per Natura nel piatto (domenica 28 gennaio 2018 alle 24 su Raiuno) un grappolo d’uva ha in sè tutte le caratteristiche per trasformarsi in un buon vino. Senza bisogno di additivi ma solo di un vignaiolo che sappia il fatto suo.

Ho scelto di intervistare proprio Stefano Bellotti non solo perchè fa vini biodinamici da 40 anni ma anche perchè la sua azienda di Novi Ligure pratica un’agricoltura naturale a ciclo completo. Per quanto riguarda il suo vino c’è poco da discutere. Anche i più intransigenti difensori dei vini convenzionali, quelli che dicono che il vino naturale puzza, di fronte alle sue bottiglie di solito si arrendono

Per il vino naturale la strada per affermarsi è ancora lunga. Innanzitutto non tutti lo sanno far bene. Molti hanno fiutato l’aria e cavalcano la tendenza.  Le foglioline verdi si moltiplicano ma non sempre sono garanzia di qualità. E questo rende più lento il processo di conquista di un gradimento più ampio.  Per il vino vale lo stesso discorso di tutti gli altri prodotti dell’agricoltura di qualità. Il consumatore è guardingo e prima di imprimere una svolta ha bisogno di tempo. Ma quando quando sceglie non lo ferma più nessuno.